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Corte di Cassazione: non configura rischio elettivo la condotta del dipendente che si adopera per rendere “accessibile” il proprio posto di lavoro

tribunaleCon la sentenza n°18786, pubblicata il 5 settembre 2014, la Suprema Corte si è pronunciata sul caso di un guardiano che aveva agito nei confronti della propria datrice di lavoro, per conseguire il risarcimento dei danni derivanti dall’infortunio occorsogli, a causa del cedimento della scala utilizzata, mentre era intento a montare una tenda persiana alla finestra del locale portineria dove operava.

Il Giudice di prime cure aveva rigettato la domanda considerando che la condotta posta alla base dell’incidente dovesse considerarsi estranea alle mansioni del lavoratore e ritenendo, peraltro, che nella fattispecie il diritto del dipendente si fosse prescritto, stante la natura extracontrattuale della pretesa.

In particolare, l’adito Tribunale aveva ritenuto che, nel caso in esame, dovesse ravvisarsi la figura del rischio elettivo, con ciò intendendo il rischio “…estraneo e non attinente all’attività lavorativa -omissis- dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, sulla base di ragioni o di impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interattiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento” (Cass. civ., Sez. lavoro, 18/03/2013, n. 6725).

La Corte Territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, aveva però ritenuto non solo che l’infortunio si fosse verificato nello svolgimento delle mansioni lavorative del dipendente, con la conseguente inapplicabilità della prescrizione quinquennale, ma che dovesse altresì riconoscersi la responsabilità della datrice di lavoro, stante la violazione della disciplina prevenzionistica di settore e, in particolare dell’art. 21 del D.P.R. 547/55 riguardo all’utilizzo delle scale doppie .

I giudici ermellini, intervenuti sul punto, hanno confermato la pronuncia della Corte di Appello, chiarendo che il rischio elettivo si configura in presenza di una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa e prescindendo da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata.

In definitiva, la Cassazione ha ritenuto che la condotta del dipendente, che opera al fine di rendere accessibile il proprio posto di lavoro (come nell’ipotesi del montaggio di una tenda per ripararsi dal sole nel luogo ove si adempie alle proprie attività), pur non essendo stata richiestagli dal datore di lavoro, è comunque correlata alla attività lavorativa e che i danni ad essa conseguenti fossero, quindi, interamente risarcibili.

Autore: Chiara Fischetti - Avvocato presso STUDIO LEGALE CASSANDRO

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