Il Mensile della Sicurezza

Quotidiano periodico di approfondimento sulla Sicurezza sul Lavoro

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Stress: se lo conosci lo previeni. Ecco perché è importante valutarne i rischi anche nell’ambiente lavorativo.

ucm_084048La nostra partecipazione alla campagna 2014–2015  “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato”, organizzata dalla Comunità Europea, ci porta alla stesura di questo secondo intervento,volto  a sensibilizzare sulla tematica dello stress e dei rischi psicosociali sul posto di lavoro e incoraggiare i datori di lavoro, i dirigenti, nonché i lavoratori e i loro rappresentanti, a collaborare per la gestione di tali rischi.

Invisibile agli occhi ma concreto negli effetti dannosi che può provocare se diventa eccessivo. Questo l’identikit di uno dei principali nemici della salute sia fisica che mentale e con il quale milioni di persone si trovano a dover fare i conti quotidianamente: lo stress.

Tecnicamente lo stress è definito come una risposta fisica e psicologica alle richieste che provengono dall’interno e/o dall’esterno dell’individuo.

Questa risposta è regolata fisiologicamente da un rilascio ormonale che permette alla persona di attivare le sue risorse fisiche, emotive e cognitive indispensabili per affrontare un potenziale o reale pericolo elaborando apposite strategie. Una delle risposte di stress può essere rappresentata dall’ansia definita come uno stato di allerta con chiare manifestazioni fisiche che coinvolgono l’organismo.

Lo stress può essere scatenato da varie cause come vissuti luttuosi, conflitti, cambiamenti e non da ultimo da situazioni facenti parte dell’ambiente lavorativo.

È stato valutato che le persone sottoposte a stress costante vanno incontro a maggiori probabilità di ammalarsi. Disturbi e danni di carattere psicosomatico, innalzamento della pressione sanguigna, cefalee, disagi gastrointestinali sono alcuni esempi. Altra conseguenza è rappresentata da un’alterata interazione sociale caratterizzata da tendenza all’isolamento, aggressività o passività oltre che da conflitti che si riflettono sul nucleo familiare e in generale relazionale. Se dunque lo stress ha un valore adattivo nella sua veste di risposta automatica e fisiologica, quando diventa prolungato ed eccessivo determina al contrario degli effetti disadattivi. Da qui scaturisce la distinzione tecnica tra stress e distress, laddove il secondo si configura appunto come l’aspetto negativo dello stress che nella sua accezione positiva è chiamato eustress.

Il cosiddetto disturbo d’ansia è uno dei possibili effetti dello stress negativo. Si parla, infatti, di un’ansia che, anziché allertare e dunque preparare dinnanzi a un pericolo reale, diviene patologica, ostacolando e al tempo stesso affaticando il soggetto che ne subisce gli effetti. Ma quali sono le fonti maggiori di stress? È stato stabilito che l’ambiente lavorativo stesso con le sue continue richieste può diventare una tra le principali cause di stress dannoso. Professioni che implicano un’attività fisica pesante, la quotidiana esposizione a rumori o a sostanze tossiche, ambienti poco areati, turni che non lasciano spazio alla ripresa o al riposo e orari prolungati incidono negativamente sulla nostra risposta automatica. Un altro fattore determinante proviene dall’ambiente sociale del luogo di lavoro. Scadenze incalzanti, ritmi serrati, competizione con i colleghi, problematiche che si affacciano quotidianamente all’attenzione si tramutano in concreti fattori di rischio. Si può arrivare anche al burnout[1]che colpisce in particolare alcune figure professionali costituendo l’esito patologico di un processo stressogeno. Nei casi estremi come quello del mobbing lo stress subito da chi ne è vittima arriva a provocare danni seri alla salute fisica e mentale fino a ledere l’autostima e portando all’insorgere di depressione e attacchi di panico.

Ma tornando a parlare più in generale di stress quotidiano in ambiente lavorativo, secondo alcuni studi di rilevazione le donne sembrano essere le più esposte nonché colpite. Il fatto di dover gestire più impegni sul fronte sia professionale che familiare, perché come capita frequentemente la donna stessa non può o anche in alcuni casi non vuole delegare, crea un’aspettativa ansiogena di rincorsa di un obiettivo impossibile: quello del dono dell’ubiquità.

Essere puntualmente multitasking, conciliare orari ed esigenze personali estress altrui, adempiere alle mansioni della cura di bambini e familiari senza rinunciare allo stipendio richiede una risposta che fa dell’allerta il modus vivendi. Si innesca così in ambito lavorativo una dinamica da circolo vizioso. Se l’ambiente determina nel lavoratore o nella lavoratrice una risposta di allerta costante per poter rispondere alle sue richieste di prestazione, lo stress è proprio il principale nemico per la buona riuscita di quest’ultime. Lo stress negativo incide, infatti, sulla capacità di attenzione e concentrazione di chi lo subisce oltre che sull’abilità di problem solving e di prestazione creativa e/organizzativa peggiorando in generale la performance professionale. Quando e se danneggia la salute giunge anche a provocare assenze della persona dal luogo di lavoro o una presenza inefficiente innescando così un circolo vizioso. L’individuo che attiva una risposta di stress nei confronti dell’ambiente di lavoro non riesce più a rispondere puntualmente ad esso proprio a causa di questa allerta negativa che può essere originata da cause oggettive, ossia un contesto che non rispetta ritmi, salute e benessere, o da cause soggettive, come ad esempio l’eccessiva ansia da prestazione. Lo stress costituisce quindi anche un costo per le aziende e un ostacolo in generale per la produzione e la buona riuscita della performance professionale. Per questi motivi, in primis di tutela della salute personale e in seconda battuta per la salvaguardia della propria capacità lavorativa, è bene riconoscere quanto prima i segni e sintomi tipici dello stress che fisicamente sono rappresentati soprattutto da sudorazione eccessiva, tachicardia, mal di stomaco, mal di testa, spossatezza, stanchezza, irritabilità, stimolo ad andare in bagno, fame continua o inappetenza, perdita del desiderio sessuale, disturbi psicosomatici.

In un momento storico segnato dalla crisi e dall’instabilità, nonché dalla perdita di quelle che erano ritenute certezze come il lavoro e lo stipendio, ansia e angoscia si affacciano con più frequenza nella vita delle persone ledendone serenità e salute. In particolare quando un ambiente di lavoro minaccia di non tutelare i diritti di una lavoratrice questa è sottoposta al rischio di una dicotomia stressante tra il ruolo di madre e quello di dipendente. Per tutti questi motivi diventa quanto mai importante e fondamentale attivare per tempo una valutazione del rischio da stress lavoro correlato nelle aziende. In questo modo è possibile attivare strategie ad hoc non solo per ridurlo o eliminarlo ma anche per prevenirlo. La valutazione mira ad intercettare i cosiddetti indicatori oggettivi di stress e insieme la percezione di questo da parte dei lavoratori. Altro passaggio fondamentale è l’identificazione delle condizioni di rischio e la pianificazione delle azioni di miglioramento.

[1] La sindrome da burnout (o più semplicemente burnout) è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.

Sara Bellingeri con la collaborazione di Damiano Alzati - Consulente in Materia di Salute e Sicurezza negli Ambienti - DaDa Consulting sas 

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